Paso Doble: è il cervello che comanda la coppia

Ricerca italiana rivela il meccanismo del cervello che coordina due persone

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Sentimento, ma non solo. Siamo stati abituati a pensare che il coinvolgimento emotivo di un duetto tra due cantanti o la passione di un passo a due in un ballo di coppia avessero come “guida” il cuore. Niente di più sbagliato. A dettar legge nel coordinamento di voci e movimenti è il cervello.

A stabilirlo è una ricerca condotta dall’ Università di Milano-Bicocca in collaborazione con l’ IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi, con una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports.

Partiamo dall’ inizio. Immaginiamo una coppia impegnata in un paso doble o in un duetto vocale o strumentale, ma non solo. Più semplicemente, immaginiamo un’azione compiuta in “collaborazione” con un partner in vista di un obiettivo comune. Questo è stato il terreno di studio dei ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’ Università meneghina. Ricercatori che hanno indagato il circuito cerebrale alla base della capacità di coordinamento tra due persone coinvolte nella stessa attività con un fine ultimo condiviso.

E hanno scoperto che l’ interazione tra noi stessi e un’altra persona fa scaturire una reazione del nostro cervello diversa da quella generata quando si lavora da soli, per conto proprio.

Coordinazione Interpersonale

Una coreografia di coppia, un canto, un duetto flauto-pianoforte: alla base della buona riuscita dell’azione comune c’è la perfetta coordinazione interpersonale tra due individui. Quando questo avviene è perché il sistema motorio di entrambe le persone è stato controllato da un circuito cerebrale capace di calcolare le aspettativerelativamente ai movimenti del partner adottando quello che è stato definito “piano motorio diadico”.

La ricerca è stata condotta su un campione di 50 persone, 25 uomini e 25 donne, di età compresa tra i 18 e i 30 anni, di professione varia. Di sicuro, nessun elemento del campione osservato era musicista di professione. E’ stato quindi chiesto a ciascuno di suonare un brano interagendo con un partner virtuale, ma in modi diversi. Il primo gruppo aveva il compito di eseguire una melodia comune suonando una nota a testa in modo alternato. Il secondo gruppo era stato incaricato di eseguire il brano suonando contemporaneamente con il virtual partner.

Quali altri possibili campi di applicazione?

Dal risultato della ricerca condotta dal gruppo della dott.ssa Lucia Maria Sacheli, si evince che quando due partner lavorino in maniera “non interattiva”, i soggetti umani coinvolti imitano involontariamente e passivamente il comportamento motorio del partner virtuale. Quando, invece, i soggetti siano coinvolti “interattivamente” con il partner virtuale, allora scatta un meccanismo cerebrale. Proprio quello che porta il partner umano a cercare di “prevedere” (e quindi di “anticipare”) quale sarà il comportamento del partner virtuale, anziché limitarsi a imitarlo.

La ricerca, quindi, è partita studiando le relazioni umane al fine di studiare e capire le interazioni human-machine. Le relazioni uomo-macchina su cui confida la biomedica del futuro. Ma non solo. L’ importanza di questa ricerca è da vedersi anche in ottica dello studio di situazioni neurofisiologiche patologiche o di disagio sociale.

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