Droni luminosi Torino: quando la finta innovazione profana la tradizione

Festa di San Giovanni in una Torino blindata e senza fuochi d’artificio

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Quest’anno è andata così. Succede anche nelle migliori famiglie. Per la festa di San Giovanni, patrono di Torino, la città vestita a festa è rimasta fuori dal locale della festa, ossia da  Torino stessa.

Una festa della tradizione particolarmente cara a tutti i torinesi, credenti e non, che attendono ogni anno i celeberrimi fuochi di San Giovanni per ufficializzare l’inizio dell’estate torinese tout court.

Quest’anno è andata male. Succede, speriamo non intacchi la vedmmia di settembre, dicono alcuni scherzando sulle previsioni (meteo) che legano l’estate alla bontà del futuro. Ai torinesi frastornati e disorientati, la risposta più ovvia data  dalla più superba inesperienza: Così” è deciso”. Al tribunale della strada, quello che non conosce tradizione ma solo soluzioni usa e getta, finto-innovative e dal titolone che ammicca alla stampa, non c’è traccia di “torinesitá” alcuna, meno che meno di senso dell vera Torino. Quella sabauda e riservata, aperta a tutto ma con profondo rispetto della tradizione o, meglio, delle proprie radici.

Cambiamenti non-sense

Fino allo scorso anno, i fuochi d’artificio. Rinomati perché bellissimi, danzanti al ritmo di musica e coinvolgenti per il loro “avvicinamento” alla folla, quasi ad abbracciarla. I loro riflessi sulle acque notturne del fiume Po che attraversa la città sabauda. Il piacere di ritrovarsi insieme per una ricorrenza dall’ intimo sapore di spettacolo sotto la Mole Antonelliana.

Quest’anno niente. Solo droni luminosi che disegnano, in un cielo buio, figure di vario genere e colore, alcune riuscite altre decisamente meno (così accade che l’uomo vitruviano assomigli, in realtà, ad una vespa o a una cavalletta – dicono alcuni. E che le immagini nazional-popolari dei palloni da calcio colorati fiocchino tra le luci ogni 3per2. Emozioni di plastica un tanto al chilo, che faccio, signora, lascio?).

Un freddo e drastico cambiamento anche sulla location. Prima, la struggente e immensa Piazza Vittorio (con i portici più lunghi d’Europa). Quest’anno Piazza Castello, ugualmente bella, ma più striminzita.

Cancellata pure la possibilità di assistere all’ eventoper tutti i torinesi. Negli anni scorsi, infatti, si era soliti consumare qualcosa negli ottimi locali in centro città e poi radunarsi lentamente in Piazza Vittorio per l’ inizio dei fuochi. Piazza Vittorio, ma non solo. Era possibile osservare i fuochi anche dalle sponde del fiume, dalla precollina, dal Monte dei Cappuccini o anche, spesso, dagli ultimi piani dei condomìni anche distanti dal centro. Un evento inclusivo e vicinissimo al “sentire” di tutti i Torinesi.

Quest’anno, no. Varchi per il centro chiusi dalla mattina (la domenica i varchi sono aperti!) che hanno causato parecchia scomodità logistica ai torinesi. E poi, spettacolo a ingressi limitati: al raggiungimento della soglia di 30.000 persone, la piazza chiude. Torino, di abitanti, ne conta più di 1 milione. Paura di ripetere il fattaccio di Piazza San Carlo, probabilmente, evento dello scorso anno gestito male e finito peggio. E allora, che si fa? Un evento mignon, delegando tutto all’ esterno (Intel & Co). In pratica, zero responsabilità.

Alla festa di chi?

In buona sostanza, il 24 giugno si è svolta a Torino, anche un po’ in ritardo se andiamo a ben vedere, una festicciola privè di compleanno per la sindaca Chiara Appendino (compleanno, 12 giugno….) e pochi intimi amici. Con lucine psichedeliche volanti che tanto piacciono agli under 35 d’oggi. E con una paurosa quanto totale nudità di contenuti. Un po’ come andare in discoteca con vestitini succinti e sguardi ammiccanti pensando di andare ad una prima diretta da Muti.

Una bellissima esperienza di tecnologia, condotta nel modo-luogo-tempo più inappropriato che ci potesse essere.

Una sindaca che, forse per la giovane età, ha dimenticato di rivestire il ruolo di prima cittadina di una delle città che dell’ Italia hanno fatto la storia. Una città che ha gettato le radici del tricolore e che ha tanto dato e tanto accolto nel corso della sua superba storia di tradizioni e di cultura.

Tanti i torinesi rimasti con l’ amaro in bocca. E con l’aplomb sabaudo e sarcastico che da sempre contraddistingue gli abitanti sotto la Mole, è arrivata la sentenza: “…sembrava brutto affittare una discoteca per la festa di compleanno. Meglio una piazza intera.”

 

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