Chi era Rossana Rossanda

La giornalista e fondatrice de Il Manifesto è morta all’età di 96 anni

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Se n’è andata un pezzo storico de Il Manifesto, la colonna portante. E’ morta questa notte, 20 settembre 2020, Rossana Rossanda, la fondatrice del quotidiano. Aveva 96 anni e si è spenta nella sua casa di Roma.

La notizia della morte è stata data sul sito del giornale, che martedì 22 settembre 2020 uscirà nelle edicole con un’edizione speciale per ricordare la giornalista.

La ragazza del secolo scorso

Rossana Rossanda nacque il 23 aprile del 1924 a Pola capoluogo dell’omonima provincia italiana annessa nel 1947 alla Croazia jugoslava. Dal 1937 al 1940 frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni di Milano, dove riusci a dare l’esame statale addirittura un anno prima.

In seguito si iscrisse all’università e scelse la facoltà di filosofia. Con l’arrivo della seconda guerra mondiale partecipò come partigiana alla Resistenza e alla fine del conflitto prese parte al Partito Comunista Italiano. Date le sue doti e la sua conoscenza, fu proprio Palmiro Togliatti a nominarla responsabile della politica culturale del PCI.

Rossana Rossanda fu denominata Ingraiana poiché militava molto vicino alla figura di Pietro Ingrao e ormai era diventata una esponente importante della sinistra italiana. Nel 1963 fu anche eletta alle Camera dei Deputati per la prima mentre sua sorella Marina fu eletta per due legislature al Senato.

L’anno degli studenti

L’anno degli studenti è un piccolo saggio che scrisse nel 1968 durante le prime agitazioni studentesche ed operaie, che essa stessa sosteneva.

Invece, nel 1969 nel mese di giugno, Rossana Rossanda assieme ad i compagni ingraiani, Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri, fondò Il Manifesto, che ebbe da subito un notevole successo di vendite.

La linea editoriale era molto netta rispetto a quella del PCI che li radiò nel novembre dello stesso anno. Questi non si scoraggiarono e nel 1971 fecero diventare Il Manifesto un quotidiano.

La voce eretica della sinistra

La voce eretica della sinistra marxista nel 1978 fece un articolo che fece molto scalpore. Affrontando, infatti, il tema sulle Brigate Rosse, scrisse: “Chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle BR” poi continua “Sembra di sfogliare l’album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria”.

La Rossanda fu molto critica, infatti, scrisse: “Il mondo, imparavamo allora, è diviso in due. Da una parte sta l’imperialismo, dall’altra il socialismo. L’imperialismo agisce come centrale unica del capitale monopolistico internazionale”.

Rossanda a difesa delle donne

Rossana Rossanda difese molto il femminismo tanto che in articolo del 2008, intitolato Parliamo di donne, propone che le Camere siano composte metà di uomini e metà di donne poiché  è “una democrazia che discrimina il genere”.

Era molto attiva nel movimento operaio e femminista tanto che scrive: “l rombo di questo tempo è stato così forte che la voce delle donne non la ricordo; quella che decifro oggi nelle amiche femministe non l’ho avvertita mai prima”.

Karol Kewes

Nel 1964, si legò al collega Karol Kewes giornalista polacco naturalizzato francese, che morirà nel 2014. Nel 2005 arriva il grande successo con il libro autobiografico La ragazza del secolo scorso, con il quale ha sfiorato anche la vittoria del Premio Strega.

Nel 2007 si trasferirono a Parigi e Rossanda, durante la Seconda Repubblica, non si fa mancare l’occasione di schernire il centrodestra: “Ha mandato spensieratamente a Palazzo Chigi un governo di fascistoidi, bugiardi e corruttori”.

Addio a Il Manifesto

Nel 2012, per dissensi con la redazione, lascia duramente Il Manifesto: “Non siamo noi ad essercene andati. È il Manifesto ad averci cacciato. L’abbiamo perso. Non voleva più saperne di noi, e noi ci siamo ritirati” poi continua “Anche stupidamente, perché dovevamo essere noi a far tacere i più giovani”.

Il ritorno in Italia

Dopo dodici anni vissuti a Parigi, Rossana Rossanda nel 2019 torna in Italia. Ma la giornalista non ritrova più quel Paese combattivo e nei confronti della classe politica italiana dice: “Aumenterà solo l’inconsistenza della sinistra e Conte politicamente non è niente”.

Rossana Rossanda, che in passato aveva avuto un ictus, è morta, ironia della sorte, proprio nel giorno in cui in molte regioni italiane si va al voto.

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