Francia: il certificato di verginità fa discutere, i motivi

Il governo vuole abolirlo e multare chi lo emette mentre i ginecologi affermano che può essere una salvezza per le donne in difficoltà

0
77

Il presidente francese Emmanuel Macron, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni della Repubblica, ha annunciato un disegno di legge che includerebbe anche l’introduzione del divieto di rilasciare il certificato di verginità.

Quest’ultimo, che lo si si ha facendo l’esame dell’imene, è redatto dai ginecologi e è un documento che va a comprovare la verginità di una donna. In Francia, il certificato di verginità viene richiesto sporadicamente e può esserne fatta domanda quando si prepara, ad esempio, un matrimonio.

La validità del test

Secondo alcuni esperti, questo tipo di test non avrebbe alcun valore scientifico. Infatti, l’imene può lacerarsi anche facendo alcuni tipi di sport o utilizzando degli assorbenti interni, quindi non solo in caso di rapporto sessuale.

L’imene viene dal greco hymén e vuol dire membrana e può avere forme diverse: può essere sottile o spesso o rigido o elastico. E’ la parte mucosa che va a estendersi da un lato all’altro della vagina. Separa il vestibolo della vagina chiudendone l’accesso in parte o completamente.

L’imene

In antichità, la verginità veniva associata all’imene poiché viene considerato come una barriera e quindi questo dava una malleveria alla purezza e alla castità di una donna. Come già detto in precedenza, l’imene può essere di varie dimensioni e avere varie forme.

Con il passare del tempo può cambiare e più passano gli anni più si atrofizza. A volte, la membrana ricopre l’intera apertura vaginale e in questo caso si può risolvere con un intervento chirurgico.

La polemica

In questi giorni, come riportato anche dal Corriere.it, c’è una protesta in corso in Francia. E’ stato annunciato dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin la volontà di abolire il certificato di verginità e di sanzionare chi continuerà a farlo con delle penali.

I medici, una volta annunciato questa nuova proposta, hanno deciso di protestare. Questi medici hanno deciso di redigere un editoriale su Libération poiché può mettere a rischio le pazienti.

La presidentessa del Collettivo femminile contro lo stupro e il presidente di Ginecologi senza frontiere affermano che questa è una pratica barbara, retrograda e sessista ma: “Se una giovane ha bisogno di un documento che attesti che è vergine per salvarle la vita, per proteggerla allora sì, bisogna essere pronti a fornire un certificato di verginità”.

SHARE