Sclerosi multipla: in arrivo un nuovo farmaco che promette di controllare la malattia

Il Mavenclad potrebbe tenere a bada la malattia per quattro anni e va somministrato per via orale

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Grandi novità per quanto riguarda la sclerosi multipla, patologia che affligge, purtroppo, milioni di italiani. Un nuovo farmaco Merck potrebbe arrivare presto in Italia e apportare moltissimi benefici a chi soffre di questa patologia. A quanto pare, nel nostro Paese sarà disponibile la Cladribina, un trattamento in compresse da assumere oralmente.

Questo è il primo farmaco in compresse che andrebbe assunto per non molti giorni nell’arco di ventiquattro mesi e a quanto pare riuscirebbe a tener sotto controllo la malattia per un massimo di quattro anni. Il Mavenclad, nome delle nuovissime compresse, darebbe così molti più benefici rispetto agli attuali che vanno ad agire ed hanno effetto fino a una ventina di giorni.

Che cos’è il Mavenclad

Il Manvenclad è un farmaco della Merck Serono e ha come principio attivo la cladribina. Come detto anche in precedenza, il farmaco va assunto per via orale e viene utilizzato per i pazienti adulti affetti da sclerosi multipla recidivante ad elevata attività di malattia.

Il farmaco dal mese di marzo 2019 è stato inserito anche in Italia nella classe di rimborsabilità A, ovvero quella che riguarda i medicinali a carico del Sistema Sanitario Nazionale, ma già disponibile a seguito della pubblicazione della GU del 24 Gennaio 2018 n. 19.

La somministrazione e durata del trattamento

Il Manvenclad viene prescritto da uno specialista nel trattamento della sclerosi multipla, che per tutto il tempo della somministrazione si occuperà dell’osservazione clinica. Per quanto riguarda le dosi bisogna tener conto del peso corporeo del paziente affetto da SM e il periodo di somministrazione è di due cicli divisi in due anni.

Il ciclo di trattamento del farmaco è di due settimane suddivise una effettuata nell’arco del primo mese dell’anno e una all’inizio del secondo mese dell’anno. In base sempre al peso corporeo, il paziente nell’arco della settimana di trattamento assumerà il medicinale in 4 o 5 giorni tramite una o due compresse al giorno. Una volta completato tutto il trattamento nell’arco dei due anni, nei tre, quattro anni successivi non ne è necessaria la ripetizione.

Come agisce il farmaco

Il Manvenclad viene attivato tramite la cladribina che si presenta con una struttura chimica molto simile a quella della purina, una tra le sostanze che sono necessarie per la formazione del DNA. Questa sostanza viene attivata nell’organismo del paziente affetto da sclerosi multipla all’interno dei due linfociti B e T dove va a interferire con la sintesi di DNA. Attualmente non è chiarissimo il meccanismo con il quale la cladribina va a esercitare i suoi effetti terapeutici, ma l’ipotesi più accreditata è che l’effetto sui linfociti vada ad interrompere la cascata di eventi immunitari alla base della malattia.

Altri rischi potenziali

Per quanto riguarda le altre sintomatologie e i rischi che il Manvenclad potrebbe manifestarsi una riattivazione di infezioni inattive come, ad esempio, la tubercolosi a causa della conta linfocitaria è fortemente ridotta. Invece, in casi rari in presenza di un grave deficit del sistema immunitario si possono presentare delle infezioni cosiddette opportunistiche.

Nei pazienti affetti da sclerosi multipla che si sono sottoposti alla somministrazione del nuovo farmaco non sono stati registrati casi nei quali si palesava una leucoencefalopatia multifocale progressiva, definita dalla comunità scientifica la LMP. Non si esclude, però, che questa si manifesti in futuro. Per quanto riguarda alcuni pazienti, invece, sono stati registrati singoli eventi di neoplasie maligne.

Precauzioni da considerare

Una volta che si decide di iniziare la somministrazione del Manvenclad bisogna necessariamente eseguire prima del trattamento e nell’arco dei due anni nei quali si procede con l’assunzione del farmaco, una conta linfocitaria. Quest’ultima dovrà necessariamente essere ripetuta in più step e precisamente 2 e 6 mesi dopo l’inizio del trattamento in ogni anno. Inoltre, sia nell’anno 1 e nell’anno 2 dovrà essere eseguito anche uno screening per rilevare infezioni inattive, quali tubercolosi ed epatite B e C. Prima del processo di somministrazione, inoltre, il paziente dovrà sottoporsi anche ad una risonanza magnetica encefalica.

La sclerosi multipla cos’è

La sclerosi multipla è una malattia cronica, ovvero che dura tutta la vita, una volta scoperta e va ad attaccare il sistema nervoso centrale. Questa può causare l’interruzione dei segnali che vanno a collegare il cervello, il midollo spinale e i nervi ottici, portando così a una molteplice gamma di sintomi. La sclerosi multipla è una patologia invalidante poiché il sistema immunitario va a colpire in maniera inusuale la guaina mielinica, che è lo strato che va a supportare le cellule nervose. Andando ad attaccare quest’ultima si crea un aumento dell’infiammazione e si vanno a creare danni molto gravi.

La sclerosi multipla si può presentare in varie forme e per quanto riguarda sia la progressione sia l’arrivo di recidive gli studi consentono di renderle prevedibili. Le forme più comuni della SM, che calcolano più dell’80% dei pazienti, sono quelle a ricadute e remissioni. Anche se non si hanno particolari sintomi o segni evidenti, la SM può continuare ad evolvere aumentando i danni al sistema nervoso.

Le cause

Per quanto riguarda le cause e i fattori di rischio che vanno a scatenare la sclerosi multipla la ricerca va avanti ogni giorno per cercare di focalizzarne il più possibile. La base della malattia è imputabile ad una perdita e dispersione di milelina attraverso una risposta anomala del sistema immunitario, che non va a difendere l’organismo da virus e batteri. Inoltre, per quanto riguarda la sclerosi multipla possono agire negativamente anche fattori ambientali come, ad esempio, la latitudine, un clima temperato, livelli di vitamina D molto bassi, origine caucasica o anche agenti tossici.

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