Decreto dignità: per Cottarelli operazione su contratti a termine rischiosa

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Il decreto dignità sta facendo alzare un grande polverone perché la sua importanza e la ricaduta sui lavoratori, in un periodo molto complicato dal punto di vista dell’economia e del lavoro. Abbiamo già visto tutto ciò che è accaduto tra Luigi Di Maio e Tito Boeri con una serie di accuse a vicenda portando ad un livello molto alto il tenore degli scontri.

Come se tutto questo non bastasse, a rincarare la dose si è messo anche il professore Carlo Cottarelli, ricordato da tutti per essere stato il commissario per la Spending review, è attualmente professore all’Università Cattolica e direttore dell’Osservatorio dei Conti Pubblici ha dichiarato che gli ottomila contratti in meno all’anno rappresentano una stima abbastanza bassa rispetto al problema più impellente che può creare problemi molto più seri. Per migliorare l’economia italiana è necessario che vi sia una certa indipendenza dei tecnici che operano in politica e mettere in atto le leggi appropriate perché, continua il professore, i posti di lavoro non si creano per decreto. Parlando quindi del problema degli ottomila contrasti che potrebbero non essere rinnovati dopo queste nuove regole è probabile che una piccola percentuale dei contratti a termine attualmente in essere potrebbero non essere rinnovati a causa del decreto dignità. Secondo Cottarelli un’economia funzionante può essere raggiunta solo con una burocrazia molto più fluida, forte lotta alla corruzione ed all’evasione fiscale fino ad una drastica riduzione dei tempi della giustizia civile.

Tutto questo però non potrebbe essere sufficiente se non fosse supportata da un minore debit e da una scuola pubblica più efficiente. Sembra quindi che Carlo Cottarelli abbia deciso di intervenire in questa spinosa faccenda proponendo un punto di vista nuovo in grado di porre il problema sotto un’ottica molto più articolata rispetto al problema dell’economia e quindi anche del mondo del lavoro.

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