Rifiuti tossici: “Bambini all’ospedale? Che muoiano”

Uno degli intercettati: "Non mi importa nulla dei bambini che si sentono male – prosegue -, io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti".

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Rifiuti tossici
Agli arresti domiciliari sei persone per rifiuti tossici.

“Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano”. Lo dice uno degli indagati nell’inchiesta della Dda di Firenze per traffico illecito di rifiuti, parlando dei rischi di stoccaggio in una discarica situata vicino a una scuola. “Non mi importa nulla dei bambini che si sentono male – prosegue -, io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti”. Un altro degli intercettati si lamenta di alcuni rifiuti tossici che sono stati portati in discarica, sempre senza essere trattati, ma poi li accetta: “Mi ci hanno messo tre o quattro big bag tipo toner – dichiara – me lo devono dire quando fanno queste cose, bisogna parlarne”.

Rifiuti tossici: “I bambini? Che muoiano”

I sei arrestati, ai domiciliari, sono accusati di associazione a delinquere, traffico di rifiuti e truffa alla Regione Toscana. Una parte consistente dei rifiuti tossici arrivava da una ditta di Prato, la Fbn srl. In alcuni casi i tir carichi di rifiuti speciali pericolosi uscivano dalle ditte specializzate nello smaltimento, senza che fosse stato eseguito alcun trattamento. Lo testimoniano alcune telecamere nascoste, piazzate dagli investigatori. I rifiuti tossici, entrati come pericolosi, ne uscivano declassificati a ordinari. Poi venivano stoccati nelle discariche e nuocevano, pure ai bambini. La Regione ci avrebbe rimesso quasi 4 milioni e mezzo di euro nel 2015-16, a fronte di un guadagno stimato in oltre 26 milioni per le aziende.

Rifiuti tossici: “Non mi importa nulla dei bambini”

L’esternazione sui bambini esemplifica quanto nell’organizzazione criminale non vi fosse alcun codice etico. Agli arresti domiciliari Emiliano Lonzi, gestore di fatto della Lonzi metalli srl e della Rari srl; Stefano Fulceri, responsabile del piazzale rifiuti della Lonzi Metalli; Marco Palandri, collaboratore e gestore della Rari; Anna Mancini, dipendente e funzionaria amministrativa della Rari; Stefano Lena, responsabile del piazzale Rari srl, e Alessandro Bertini, collaboratore della Fbn srl di Prato. Due le discariche in Toscana finite nel mirino degli inquirenti: la Rea di Rosignano Marittimo e la Rimateria di Piombino, entrambe a partecipazione pubblica. Non sono state sequestrate, ma alcuni dipendenti della Rea sono stati raggiunti da misure interdittive. Per il procuratore capo di Livorno Ettore Squillace Greco hanno trattato i rifiuti tossici con un modus operandi paragonabile a quello usato dalla Camorra nella Terra dei Fuochi: “Siamo di fronte a un gruppo che commetteva il maggior numero di reati in questa materia – ha affermato -. Si tratta di episodi che non hanno nulla a che fare con la Camorra, ma un certo modo di gestire e trattare i rifiuti è significativo”.

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