Allarme Eurostat, studio e lavoro Neet: dramma giovani in Italia

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Un dramma tutto italiano quello che viene dipinto da Bruxelles in tema di lavoro giovanile e di livello di istruzione dei giovani italiani. Un vero e proprio disastro tricolore secondo un’ indagine Eurostat che classifica il Bel Paese negli ultimi posti tra tutti gli stati della Comunità Europea per numero di giovani di età compresa tra 18 e 24 anni che non studiano e non lavorano.

“Neet” disoccupati e mal istruiti

Numeri sconcertanti e svilenti che hanno messo con le spalle al muro la “buona scuola” italiana che, evidentemente, necessita di qualche ritocco sostanziale per essere davvero “buona”. Perchè, al momento, appare alquanto pessima.

Una generazione-disastro quella dei Neet, che rappresenta la generazione svilente e svilita degli under 30 della negazione “nè nè”. Ossia coloro che non lavorano nè studiano. Un dramma. Una sorta di Terra di Mezzo in cui non ci sono vittime e carnefici, ma solo individui già maturi ma privi di un’ identità sociale. Quella stessa identità che la società di oggi richiede sempre con più veemenza e che, una volta, fino a non molto tempo fa, permetteva ai giovani di rispondere in maniera piuttosto sicura alla domanda: “E tu che cosa fai?”. Oggi non più.

Secondo l’ indagine Eurostat, i giovani italiani tra 18 e 24 anni che non studiano e non lavorano sono oltre il 25,7% del totale. In sostanza, 1 giovane su 4 non studia, nè lavora, nè riceve formazione. Ciò che è ancor peggio, è che questi giovani sono anche coloro che manifestano uno scetticismo più concreto verso l’eventualità di essere assunti. Lo scoraggiamento, dunque, regna sovrano. Per comprendere l’ entità del danno, basti sapere che la media europea si attesta intorno a 14,3%. I più virtuosi? I giovani dei Paesi Bassi: tra di loro, i Neet sono solamente il 5,3%.

Il parere degli esperti

Il professor Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia dei Processi Economici e del lavoro all’Università Bicocca di Milano, già nel 2015, aveva sentenziato: “Non possiamo imputare tutto allo scoraggiamento, perché è una componente che fa parte della congiuntura e si percepisce ovunque. Ci sono questioni strutturali che spiegano questo tasso così elevato di “mancata partecipazione” sul mercato italiano”.

Questioni strutturali specchio di una “Mala Scuola” che va risanata quanto prima per evitare di produrre una generazione ancora peggiore di quella dei Neet, ossia una generazione non solo priva di identità, ma anche di dignità. Se è vero che il lavoro nobilita l’ uomo, è altrettanto vero che la mancanza di esso lo priva della sua dignità nell’ essere utile alla società. La stessa società che lo ha rigettato.