Non si può nemmeno morire in pace

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Incredibile vicenda a Cagliari

Purtroppo non si può più nemmeno morire in pace. È ciò che emerge dalle indagini cagliaritane, effettuate dall’armadio dei carabinieri. Alcune agenzie funebri speculavano sulle morti, per ricavare guadagni illeciti. Un sistema ben congegnato, che ha visto coinvolte diverse persone. Soldi facili, ma assolutamente ottenuti in maniera illecita. Quindici rinvii a giudizio nel processo sul business improprio dei servizi funebri. Per far si che lo stesso funzionasse, il sistema vedeva coinvolto anche il personale delle camere mortuarie, presenti nei principali ospedali di Cagliari e alcune agenzie funebri. Essi infatti rappresentavano, per così dire, la porta d’accesso, verso il giro d’affari sui morti.

Necrofori a processo

Il giudice delle udienze preliminari Roberto Cau ha accolto le richieste del pm Giangiacomo Pilia. Ha quindi mandato a processo, i necrofori arrestati nel mese di maggio del 2016. Allora, gli arresti scattarono durante l’inchiesta denominata Caronte, condotta dai Carabinieri della stazione di Cagliari Villanova. Le accuse per i necrofori sono numerose. Si parte dall’ induzione indebita continuata in concorso, per arrivare al peculato continuato. Il tutto passando per le altre accuse, di truffa aggravata continuata e falso in atto pubblico continuato. Insomma una bella serie di capi d’accusa, di danni di diverse persone. 

Le accuse nello specifico

Secondo le accuse, gli imputati sarebbero rei di aver favorito alcune agenzie funebri, rispetto ad altre inserite in ino speciale calendario mortuario. I necrofori le avrebbero quindi favorite ed aiutate, nella vestizione delle salme. Inoltre, successivamente, le avrebbero poi messe all”interno delle bare, prima del tempo previsto dal regolamento di polizia mortuaria. Uma serie di illeciti che non è sfuggita agli úmini dell’Arma. I necrofori dopo, per completare l’opera, segnalavano ai parenti dei defunti le agenzie alle quali rivolgersi. in cambio ovviamente ricevevano in cambio del denaro, in nero chiaramente, con somme variabili, che potevano andare dai 20 e 200 euro. I defunti non potevano nemmeno morire in pace, perché in certo senso, mettevano, ignaramente, in difficoltà i loro cari.

Le persone coinvolte nella vicenda

La prima udienza davanti ai giudici della seconda sezione, è  prefista pernla data del 12 luglio. Altri quattro imputat coinvolti, hanno ammesso la loro colpevolezza, in quanto hanno chiesto di patteggiare tra i 30 e i 24 mesi.Un quinto elemento invece ha preferito ricorrere alla formula del rito l’abbreviato. Per loro è  attesa la sentenza giudiziaria il prossimo 16 maggio. Le persone, o meglio gli imputati che hanno chiesto di patteggiare sono: Piero Usai, Bruno Carta, Pietro Murgia e Agostino Di Francesco. Colui che invece ha chiesto il rito abbreviato, risponde al nome di Alessandro Agus. Stralciata invece la posizione di Mario Onnis e Mario Pinna. Sono invece stati rinviati a giudizio le seguenti persone: Antonello Melis, Marco Putzu, Mario Palmas, Ignazio Pilloni, Gesuino Cocco, Tullio Ivano Arangino, Piero Spiga, Andrea Vacca, Paolo Atzeni, Giorgio Locci, Mario Pinna, Romano Congiu, Umberto Fanni, Salvatore Furcas e Sergio Steri. Insomma entro il mee di luglio dovrebbe chiudersi la vicenda, con una serie di sentenze attese, non solo dagli imputati, ma anche dalle persone care, raggirare nel momento della morte dei propri congiunti.

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