Cosa nostra: blitz nel messinese, arrestati imprenditori e funzionari

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Alle prime ore dell’alba, è scattato il blitz contro una cellula di Cosa nostra nel messinese. Trenta gli arrestati. Fra di loro l’ex presidente dei costruttori di Messina, Carlo Borella.

Reati di associazione mafiosa

L’operazione “Beta” dei carabinieri del Pos e del comando provinciale ha portato in carcere imprenditori e funzionari del Comune. Tutti legati, spiegano gli investigatori, “a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”. In un’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Messina Sebastiano Ardita e dei sostituti Liliana Todaro, Maria Pellegrino e Antonio Carchietti per i reati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, estorsione, corruzione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio, reati in materia di armi. Per 10 degli indagati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.

Legati al clan dei Santapaola, operativi su vari fronti

Le Forze dell’Ordine, assistite da elicotteri e unità cinofile, sono state impegnate nell’esecuzione di un provvedimento cautelare. Emesso, dalla locale procura distrettuale, per associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, turbata libertà degli incanti, esercizio abusivo dell’attività di giochi e scommesse, riciclaggio e reati in materia di armi. Per la prima volta, le indagini hanno dimostrato l’operatività, nel capoluogo siciliano, di una cellula di Cosa Nostra catanese, diretta emanazione della cosca mafiosa dei Santapaola. Documentati gli interessi nel settore immobiliare e degli appalti pubblici. In particolare, le collusioni con funzionari dell’amministrazione comunale messinese per l’acquisizione di immobili. Da adibire, in un secondo momento, ad alloggi popolari. Accertati inoltre interessi illeciti nel settore delle scommesse calcistiche, dei giochi on line e delle corse clandestine dei cavalli.

Violenza limitata al minimo, infiltrazioni nell’ immobiliare

Ricostruite le dinamiche associative. Ed il ruolo ricoperto da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, con la collaborazione dei fratelli Pasquale, Benedetto e Gianluca. I Romeo, diretta emanazione della cosca mafiosa dei Santapaola, erano inoltre collegati ai clan della Sacra Corona Unita e della ‘Ndrangheta. Un’entità criminale. Ancorata alle tradizioni mafiose ma, al tempo stesso, moderna. Agiva in penombra, limitando al massimo il ricorso ai tradizionali “reati di visibilità”, tipici dell’associazione mafiosa. Forti gli interessi relativi all’imprenditoria, con l’interlocuzione di affermati professionisti ed ambienti istituzionali. Che non lasciavano presagire al losco giro, “dietro le quinte”. Alla violenza si ricorreva, solo e soltanto, nelle situazioni di particolare urgenza e nelle lotte fra i clan di quartiere.

 

 

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Isacco Corradi è presidente della società Alpsolution soc coop, attraverso questo sito offre la possibilità a nuovi giornalisti di commentare le notizie e proporre i propri scritti.