La tubercolosi torna a far paura, che cos’è, i sintomi e le cause

La malattia è facilmente contagiosa e il decorso viene diviso in quattro fasi. Nei casi di TBC fondamentale è la tempestività

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sintomi tubercolosi

La tubercolosi torna a far paura e l’ultimo caso registrato riguarda una bambina di sette anni frequentante una scuola elementare di Rimini. La piccola, messa in quarantena, pare stia reagendo bene alle prime cure mentre ai suoi compagni di classe sono stati sottoposti dagli agenti della Asl al protocollo ministeriale previsto in questi casi, tenendo sotto osservazione anche gli insegnanti e i familiari della bambina.

Ma che cos’è la tubercolosi e con quali sintomi si manifesta? E’ importante riuscire nell’immediato capire la giusta diagnosi per cominciare la profilassi sanitaria prevista e il ricovero in ospedale. Per quanto riguarda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quest’ultima raccomanda sempre la vaccinazione nei bambini al di sotto dei tre anni e, soprattutto, nelle zone ad alo rischio di contagio.

Che cos’è la tubercolosi e come si presentano

La tubercolosi è una grave malattia infettiva con un alto tasso di contagiosità poiché possono bastare semplicemente uno starnuto o un colpo di tosse da una persona che ne è affetta che il bacillo che la caratterizza si diffonda nell’aria e vada ad intaccare un altro soggetto.

La malattia è causata dal Mycobacterium tuberculosis, batterio conosciuto anche con il nome di Koch, dal ricercatore che nel 1882 lo scoprì. Come detto, la tubercolosi è una patologia molto contagiosa e il suo decorso viene diviso in quattro fasi.

Molto frequentemente, i batteri della tubercolosi colpiscono prettamente i polmoni, ma anche altri organi possono essere intaccati come ad esempio i reni, il cervello o anche la colonna vertebrale. La patologia più manifestarsi attraverso due condizioni: l’infezione latente o la malattia tubercolare.
Nel primo caso si tratta di un soggetto che pur essendo venuto a contatto con il batterio non presenta alcun sintomo e non è infettivo e per il 90% dei casi potrebbe non ammalarsi mai.

La storia della malattia

Come detto in precedenza, la tubercolosi fu scoperta nel 1882 e nel XIX secolo fu una delle malattie più delineanti la morte infantile. Tra il 1900 e il 1920 moltissimo furono i bambini con età compresa tra 1 e i 4 anni che morirono a causa della TBC. Il progresso sociale, oltre che quello dell’assistenza sanitaria, fece si che nel 1960 la malattia e la sua pericolosità diminuì drasticamente, non comparendo neanche tra le prime dieci di cause di morte infantile.

Negli ultimi anni, la tubercolosi sta tornando a far paura, facendo segnalare casi in diversi Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti o quelli del mondo occidentale. Anche in Italia si registrano moltissimi casi di tubercolosi soprattutto nei soggetti più a rischio.

I fattori di rischio della tubercolosi

Molti sono i fattori di rischio che possono portare ad un vero e proprio contagio di tubercolosi. Uno dei più comuni è quello di avere contatti prolungati con un paziente malato con TBC o che abbia visitato una zona nella quale la malattia è molto diffusa. La tubercolosi è molto presente anche in luoghi molto affollati come ad esempio prigioni, case di cura o anche stalli per i senza tetto.

I soggetti più a rischio di contagio sono i bambini al di sotto di cinque anni, personale sanitario che si occupa di pazienti contagiati da TBC, portatori di infezione come HIV, paziento con patologie che causano l’indebolimento del sistema immunitario, alcolisti, fumatori o chi fa uso di droga. I sintomi della tubercolosi non sempre si manifestano nell’immediato quindi diventano a rischio anche tutte quelle persone infettati da meno di due anni o che non hanno trattato adeguatamente la malattia.

Trasmissione della patologia

La patologia, come espresso anche in precedenza, viene trasmessa da persona a persona attraverso le vie respiratorie. Se un soggetto affetto da TBC starnutisce o ha un colpo di tosse può essere causa di trasmissione ad un altro soggetto poiché i batteri della malattia possono essere respirati e quindi trasmessi molto facilmente. Al contrario la tubercolosi non si diffonde e trasmette tramite le strette di mano, la condivisione degli spazzolini da denti o il contatto con le lenzuola utilizzate dai pazienti che ne sono affetti. Inoltre, la TBC non viene trasmessa attraverso con la condivisione del cibo o di bevande

I sintomi

Per quanto riguarda i sintomi che possono definire la tubercolosi, i pazienti adulti che ne sono affetti possono accusare perdita di peso, debolezza o stanchezza fisica, febbre, o brividi. Inoltre, la tubercolosi potrebbe avere, oltre a una copiosa sudorazione notturna, anche dolori al petto, catarro, tosse persistente per anche più di tre settimane. Mentre nei pazienti bambini o adolescenti, la tubercolosi polmonare nella sua fase iniziale non va a produrre alcun sintomo o segni di infezione. Attraverso esami specifici si può capire se è in atto un processo di tubercolinoreazione positiva ed agire attraverso una profilassi medica.

La durata della malattia

La durata della malattia può variare da soggetto a soggetto e se non ben curata può anche persistere per svariati anni. Quando si ha un sospetto di tubercolosi è bene subito rivolgersi al proprio medico curante, che per prima cosa suggerirà sicuramente di effettuare un test che sarà eseguito sulla pelle del braccio previo un’iniezione non dolorosa di una minima parte di tubercolina. Questo esame non mette a rischio nessuna tipologia di soggetti come ad esempio donne in gravidanza, bambini o pazienti immunodepressi.
Passate 48/72 ore l’equipe medica andrà a verificare la presenza sul braccio di una eventuale reazione. Nel momento in cui si trovi un indurimento sottocutaneo a seguito del test effettuato questo potrebbe star a significare anche un’infezione latente e non necessariamente la malattia in corso.

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