Raoul Bova: chiesto un anno di carcere

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Rischia un anno di carcere Raoul Bova. Il pm di Roma imputa, all’attore, una “dichiarazione fraudolenta mediante artifici”, per un’evasione da 700mila euro.

Raoul Bova: contestata l’evasione dell’Iva

Accusate, davanti al giudice monocratico, pure la sorella Daniele (chiesta una condanna ad un anno e quattro mesi) e l’ex moglie Chiara Giordano (un anno). Incriminato il quinquennio 2005-2010. Secondo quanto sostengono i pm, Bova avrebbe trasferito alcuni costi, attraverso un escamotage finanziario, alla Sammarco Srl, società che ne gestisce l’immagine. Sgravi fiscali derivanti dalla sospetta simulazione della cessione di alcuni diritti sui film, manovre finalizzare a pagare un’aliquota Iva più bassa. Gli interessi maturati negli anni porterebbero così a dover pagare non più i 680mila euro, bensì un milione e mezzo.

La trafila giudiziaria

Alcune transazioni erano finite, nel 2013, sotto l’indagine della procura. Somme non giustificate, sul conto della società di Bova e della sorella. Che detengono, rispettivamente, il 20% e l’80% delle quote. La procura era riuscita ad ottenere dal gip il sequestro preventivo di tre immobili, riconducibili all’attore. Per un valore che sfiorava il milione e mezzo di euro. Tuttavia, la Cassazione aveva accolto il ricorso di Bova, contro il provvedimento preventivo. E il tribunale del Riesame si era ritrovato costretto a riaprire le indagini. Nonostante ciò Bova era stato rinviato a giudizio: la documentazione, presentata dalla sua società, era risultata insufficiente ad evitare il processo.

Fatture non documentate

Nel decreto con cui si disponeva il sequestro, il gip scriveva che dalle indagini “sono emerse alcune fatture per operazioni che la polizia giudiziaria e il magistrato inquirente ritengono inesistenti. Fatture e ricevute emesse dagli indagati Giordano e Bova non risultano documentate in relazione alle asserite cessioni di opere dell’ingegno, in quanto non contengono alcun riferimento individualizzante che consenta di riferire le prestazioni a singole creazioni o alla natura dei diritti ceduti”.

Avv. Bova: “Sbalorditi dal verdetto”

Secondo il giudici per le indagini preliminari “per le fatture indicate non sono stati forniti, nè dal legale rappresentante della società emittente, nè da alcuno dei formali destinatari della medesima, giustificazioni e documentazione idonea a comprovare il rapporto sottostante tra le parti”. “Sono sbalordito dalla decisione di questo giudice aveva detto il difensore dell’attore, l’avvocato Giuseppe Rossodivita -. Sono state disattese le affermazioni del tribunale del riesame e della Cassazione. Il collegio dei giudici della libertà, ha scritto che manca il fumus e non c’è alcun reato. Adesso faremo il processo e lo dimostreremo in aula”.

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