La situazione del calcio minore in Italia

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Calcio minore o vero e proprio serbatoio di passione? Quella verace, quella più legata ai sacri e antichi valori dello sport. Eppure, com’è anche normale, tanti si concentrano solamente sulla punta dell’iceberg, ovvero la serie A, e se va bene pure la serie B, ignorando la situazione del “sommerso”, ovvero di tutto quello che viene definito “calcio minore” in Italia.

Sul territorio italiano il calcio è quasi una religione: sia in ambito sociale che culturale ha un ruolo fondamentale: fin da piccoli, la palla diventa una compagna molto importante e, spesso e volentieri, è un passatempo che dura per tutta la vita. In alcuni casi può portare a sfondare nel calcio professionistico, altre volte, invece, rimane una bellissima passione a cui dedicare qualche sera e weekend in compagnia dei propri amici.

Le categorie

La serie D è la sola categoria dilettantistica nazionale: tutte le varie categorie che stanno al di sotto, che tra l’altro sono ben cinque, si caratterizza per avere solo uno stampo regionale. Quella maggiormente conosciuta è chiacchierata, che è stata più di una volta etichettata come la seconda categoria più nobile del calcio tra i dilettanti, è l’Eccellenza.

Con l’evoluzione tecnologica e il boom del web, fortunatamente esistono delle piattaforme che permettono di non perdersi nemmeno un singolo risultato di tutte le squadre che fanno parte di questi campionati minori. Il più completo è sicuramente Tuttoeccellenza.it, che permette di scoprire ogni tipo di risultato, classifica e statistiche sui 28 gironi del campionato di Eccellenza. Sono ben 28 le squadre che vengono promosse direttamente in Serie D, ma ci sono pure altri sette posti che vengono assegnati tramite playoff.

La strada verso il professionismo

Il professionismo nel movimento italiano comprende le 20 compagini di serie A, le 20 di Serie B, le 60 di Serie C, che vengono differenziate in tre giorni in maniera equa. La lega dilettantistica di maggiore risonanza è, come detto, la Serie D, che, negli anni Ottanta, venne anche etichettata con il nome di “Interregionale”. Chi vince questo campionato, può fregiarsi del titolo di “Campione d’Italia dilettanti”.

In Serie D ci sono ben 9 gironi e ognuno ospita 18 squadre. Le compagini che riescono a vincere il proprio raggruppamento ottengono la promozione diretta in Serie C, acquisendo anche il diritto di prendere parte alla fase finale del torneo, in cui c’è in palio proprio lo scudetto di cui parlavamo in precedenza.

All’interno dei campionati regionali, la Promozione arriva subito dopo l’Eccellenza in termini di prestigio. Infatti, è il sesto campionato più importante nella scala gerarchica italiana. A questa categoria fanno parte qualcosa come circa 1000 club italiani: la cifra esatta è pari a 958, con una suddivisione che avviene in ben 59 gironi. L’Emilia Romagna e la Lombardia sono le regioni più rappresentate, senza contare il fatto che hanno ben sei raggruppamenti.

Spostandoci ancora più in basso nella piramide, ecco che piuttosto di frequente si arriva a conoscere realtà di quartiere, oppure le classiche squadre del rione. La piramide calcistica italiana comprende ben tre livelli. Troviamo, quindi, la prima categoria, la quarta a livello dilettantistico, la seconda categoria, ovvero il quinto livello in ambito dilettantistico, e la terza categoria, ovvero il sesto, ma anche ultimo livello dilettantistico.

E chi non sogna di ripetere le orme di una squadra che, proprio dalla terza categoria, è riuscita a fare un miracoloso percorso che l’ha portata addirittura in Serie A. ovviamente, stiamo facendo riferimento a quanto è stato in grado di fare il Chievo Verona, protagonista di una scalata che ha ben pochi precedenti: fino al termine degli anni Sessanta, infatti, la compagine veronese militava in queste categorie regionali e poi ha cominciato la propria scalata verso una vera e propria favola.

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